Diritti degli autori e delle autrici

"Proibire la lettura di certi libri equivale a dichiarare gli individui incapaci o schiavi. Una tale divieto dovrebbe quindi riempire tutti di sdegno".
Claude-Adrien Helvétius

DIRITTI DEGLI AUTORI e DELLE AUTRICI nei paesi democratici

Con questa carta dei diritti gli autori di narrativa reclamano il loro ruolo di artisti e di membri della comunità intellettuale e, come tali, affermano il diritto alla libertà di opinione e di espressione personale. Per “autori di narrativa” si intende tutti gli autori che producono opere letterarie basate sull’immaginazione e sulla finzione, e ciò include gli scrittori per bambini, che vanno considerati più vulnerabili rispetto ad azioni di repressione e censura.

Questi diritti sono inalienabili e ogni violazione degli stessi rappresenta una violazione dei principi democratici e dei valori delle libertà individuali. Ogni azione che mira a modificare, reprimere, censurare, moderare o adattare l’opera di un autore per fini ideologici o politici, è da ritenersi coercitiva e inammissibile. Ogni negoziazione inerente alla produzione di un’opera letteraria dovrebbe tener conto di questi diritti con lo scopo di valorizzare e promuovere la “bibliodiversità” letteraria in ogni Paese democratico.

ARTICOLI

  1. Gli autori di narrativa attingono alla propria immaginazione per scrivere le proprie opere e pertanto non devono essere considerati alla stregua di cronisti, giornalisti, antropologi, sociologi, predicatori religiosi, ideologi o psicologi. Un’opera letteraria è prima di tutto un’opera di finzione che non deve rendere conto in alcun modo a una realtà pre-ordinata o a una verità pre-costituita.
  2. Gli autori di narrativa sono creativi, artisti. E, come ogni categoria di artisti dei paesi democratici, non devono essere soggetti a pressioni ideologiche che minino la propria creatività, fiducia in se stessi, libertà di espressione, libertà di opinione e sperimentazione.
  3. Gli autori di narrativa hanno il diritto alla libera esplorazione degli argomenti che trattano, qualunque sia lo scopo o il tema del loro lavoro. Il loro compito è, o dovrebbe essere, proprio quello di esporre le differenti sfumature di situazioni e personaggi per offrire una visione variegata dell’umanità, senza dover temere ripercussioni o censure di alcun genere.
  4. Gli autori di narrativa hanno il diritto alla libera opinione su qualunque argomento o tema. La loro voce deve essere considerata unica e non confusa con l’espressione di una collettività. L’autore può dissentire, contraddire e mettere in discussione l’opinione della collettività o il common sense di una data società come e quanto crede nella propria opera. Che resta un’opera di finzione, quindi frutto di intelletto e capacità artistiche esclusivamente personali.
  5. Gli autori di narrativa non sono al servizio dell’ideologia corrente. Nella loro opera hanno il diritto di dissentire da qualunque opinione condivisa dalla maggioranza in un dato momento storico senza paura di ripercussioni o di censura e pre-censura.
  6. Gli autori di narrativa hanno il diritto di usare qualunque tecnica letteraria ritengano necessaria per valorizzare la propria opera. Questo include l’utilizzo di comicità, umorismo, satira, ironia e sarcasmo nella loro definizione storica, che non è soggetta a interpretazioni. Questa definizione prevede la dissacrazione e la messa in ridicolo di qualunque soggetto con lo scopo non di procurare offesa ma di esporre vizi e difetti della collettività o dell’autorità costituita. Gli autori di fiction che utilizzano tali strumenti non sono tenuti a considerare le singole o collettive sensibilità, dal momento che il lettore detiene sempre l’inviolabile diritto di non leggere un’opera che lo disturba.
  7. Gli autori di narrativa detengono il diritto morale sulle loro opere anche dopo il loro decesso. Nessuno, in nessun caso, può arrogarsi il diritto di modificare, tagliare, rimaneggiare o censurare i loro testi per motivi ideologici. Modificare un testo di un autore defunto per scopo di revisionismo storico o per soddisfare le necessità ideologiche di gruppi politici o religiosi, dovrebbe essere considerato un reato grave. Così come nessuno, in un paese democratico, autorizzerebbe mai l’abbattimento di monumenti simbolo di un passato oggi non condivisibile, allo stesso modo un’opera letteraria collocata storicamente in altro tempo e luogo non può e non deve essere sottoposta a un processo retroattivo. Al valore letterario, infatti, si aggiunge proprio quello di testimonianza storica.
  8. Gli autori di narrativa hanno il diritto al rispetto della propria individualità artistica. Ogni forma di pre-censura in fase di sviluppo editoriale che sia mirata a soddisfare pressioni ideologiche esterne dovrebbe essere fortemente contrastata dalla comunità intellettuale. L’eliminazione di parole, frasi, argomenti, visioni volta a prevenire eventuali contrasti e dissensi – soprattutto quando generici e “umorali” – dovrebbe essere scoraggiata a favore di una bibliodiversità che consenta agli autori di vivere pienamente la propria autorialità e il proprio ruolo morale e artistico.
  9. Gli autori di narrativa hanno diritto al riconoscimento della propria peculiarità intellettuale, di cui la loro opera è il frutto. Ogni azione volta a reprimerla nel tentativo di ricondurla a un pensiero collettivo è da considerarsi coercitiva e, a secondo dei casi, violenta. Gli autori non sono compilatori di contenuti arbitrariamente modificabili. La loro scrittura è sempre il risultato, a volte sofferto, di complessi percorsi e riflessioni personali che in una società democratica dovrebbero essere valorizzati anche quando considerati “scomodi”.
  10. Gli autori di narrativa hanno il diritto di vedere riconosciuta la propria professionalità. Essi rappresentano una parte della classe intellettuale di un paese democratico e il loro lavoro non dovrebbe essere messo in discussione sulla base di giudizi superficiali, emotivi o ideologici. Così come si stigmatizzano i detrattori generici di scienziati, medici, ingegneri ed esperti in genere, allo stesso modo dovrebbe essere stigmatizzato chi ritiene di poter bandire o censurare un libro, per bambini o per adulti, sulla base di convinzioni e opinioni personali, politiche o religiose.